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Bocca della Verita' PDF Stampa E-mail
Scritto da Pro - Loco   
24 Giu, 2008 at 01:59

di Emanuele Fabi 

Dopo aver fatto un giro tra le antiche statue "parlanti" ci spostiamo in un'altra zona della Roma antica e più precisamente della piazzetta dove oggi parte Via dei Cerchi. La piazza sorge sull'area anticamente denominata "Foro Boario" (ossia mercato di buoi), sul quale antiche leggende raccontano della presenza di popolazioni greche o asiatiche precedentemente alla fondazione storica della città: le scoperte di ceramica geometrica greca dell'VIII secolo a.C. e di frammenti micenei nella zona ci danno la conferma archeologica della tradizione. Un mercato di buoi, quindi, sulle rive dell'antico porto commerciale di Roma, il Portus Tiberinus, anche se una sistemazione monumentale si ebbe soltanto sotto alcuni re etruschi, in particolare con Servio Tullio: a lui si deve la sistemazione del porto e dei santuari ai lati di questo. ImageLa piazza prende il nome da una grossa pietra circolare (1,80 m di diametro) che rappresenta una testa di fauno urlante: è la famosa "BOCCA DELLA VERITÀ", probabilmente un chiusino, a forma di maschera, di una cloaca, risalente al IV secolo a.C. Nel Medioevo l'indagato veniva condotto dinanzi al mascherone (allora affisso alle mura esterne della chiesa di S.Maria in Cosmedin) e la mano introdotta nella "bocca della verità": se era innocente, ritirava la mano indenne, ma, se colpevole, il mascherone avrebbe chiuso la bocca, troncando di netto la mano (alcuni maligni insinuavano che i giudici, qualora fossero stati convinti della colpevolezza del malcapitato, aiutassero il mascherone a compiere il suo dovere, ponendovi dietro un carnefice con la spada affilatissima). La tradizione sopravvive anche ai giorni nostri, dimostrandosi un utile espediente per verificare la fedeltà di sposi e amanti: oggi il chiusino è posizionato sotto il portico della chiesa di S.Maria in Cosmedin. La chiesa deve il suo appellativo al famoso e antico monastero di Costantinopoli, il "Kosmidìon", al quale si richiamò la corporazione nazionale greca, affidataria della chiesa: anche per questo motivo si chiamò "Schola Graeca" la zona circostante e "Ripa Graeca" la discesa dall'Aventino al fiume. Eretta sull'antica "Ara Massima di Ercole", riconoscibile in quel grande nucleo di tufo ancora in parte esistente, nella metà posteriore della chiesa ed entro il quale è incavata la cripta. Si trattava di un monumento di grandi dimensioni, come le grandi are greche, al quale apparteneva, probabilmente, la statua di bronzo di Ercole, ora al Museo dei Conservatori: è lecito pensare che l'ara non fosse altro che un santuario eretto a tutela di un fondaco greco precoloniale, dove mercanti ellenici e indigeni potevano incontrarsi e trattare liberamente sotto la tutela e la garanzia del dio. Adiacente all'ara (tanto che a questa si appoggiava) era un'aula porticata, i cui resti sono inseriti nella chiesa e nella sagrestia: si tratta di un podio rettangolare, disposto nel senso della larghezza, con tre colonne marmoree corinzie sui lati minori e sette sulla facciata, che sostenevano una serie di archetti. È un edificio dell'età Flavia, spesso identificato con gli uffici dell'annona (Statio Annonae) ma più verosimilmente un sacello adiacente all'ara: forse il consaeptum sacellum in cui erano conservate le reliquie di Ercole, fra le quali il grande bicchiere (scyphus) di legno. La chiesa di S. Maria in Cosmedin fu trasformata nel secolo IX da Niccolò I e restaurata nel XII secolo da Gelasio II e Callisto II, periodo al quale appartengono il portico e l'elegante campanile romanico a sette piani di bifore e trifore, alto m 34,20 e con una campana del 1289, tuttora esistente. Nel 1714 la chiesa fu soggetta ad un restauro radicale durante il quale la facciata fu trasformata e ornata con stucchi e cornici secondo il gusto barocco dell'epoca. Nel 1894 la chiesa fu nuovamente rinnovata per opera di G.B.Giovenale, il quale, pur di ripristinare l'antica facciata, non esitò a distruggere quella settecentesca, barocca e assai bella.

Ultimo aggiornamento ( 24 Giu, 2008 at 02:00 )